Criopreservazione di embrioni
Gli embrioni di buona qualità, non trasferiti nell’utero materno in un ciclo di Fecondazione In Vitro, si criopreservano. Dopo aver congelato gli embrioni si immagazzinano in banche di nitrogeno liquido, per il tempo che la coppia desidera.
Attualmente ci sono due tipi di congelamento, ognuno dei quali offre i suoi vantaggi e svantaggi:
- Congelamento lento: si disidratano gli embrioni, con l’aiuto di crioprotettori e si congelano lentamente con un apparecchio di congelamento, che abbassa la temperatura in modo programmato.
- Vetrificazione: si sottomettono gli embrioni a concentrazioni estremamente alte di crioprotettori e si sommergono direttamente in nitrogeno liquido.
Secondo l’ultima legge di riproduzione umana assistita (Legge 14/2006 del 26 maggio), la destinazione di questi embrioni congelati può essere:
- Utilizzati da parte della propria donna
- Donarli con finalità riproduttive
- Donarli con finalità di ricerca
- Interrompere la loro conservazione senza altra utilizzazione
Per qualsiasi delle finalità citate si richiederà il consenso informato corrispondente debitamente accreditato. Questo consenso dovrà essere stato dato dalla coppia, anteriormente alla generazione degli embrioni, e ogni due anni si solleciterà il rinnovamento o la modificazione del consenso firmato previamente, sebbene potrà comunque essere modificato in qualsiasi momento anteriore alla sua applicazione.
Il processo di congelamento non presenta problemi per gli embrioni, si deve tuttavia tener conto che nel momento dello scongelamento la perdita di cellule e/o embrioni può raggiungere fino a un 35% degli stessi. Il tempo teorico di permanenza come criopreservati potrebbe essere indefinito.
D’altra parte, la percentuale di gravidanze che si ottengono nei cicli di embrioni criopreservati è praticamente uguale ai cicli con embrioni freschi.
